Matteo Metullio e un’avventura targata due stelle Michelin al ristorante La Siriola
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Matteo Metullio e un’avventura targata due stelle Michelin al ristorante La Siriola

f80a  freddy planinschek

 

Le stelle Michelin fanno furore se si tratta dell’ospitalità e della ristorazione, ma da dove nasce questa ricerca, questa ossessione che domina la vita di molti chef? 

 

Per darvi un’idea dell’importanza delle Guida Michelin, nata più di un secolo fa, ogni anno, al momento della pubblicazione, la frenesia dei media in Francia è simile a quella generata dagli Oscar negli Stati Uniti. Gli ispettori che visitano i ristoranti sono assolutamente anonimi, nessuno sa chi sono, e seguono un’etica così stretta da  non rivelare la loro professione nemmeno ai loro genitori. Sembra che, tra le loro abitudini, ci sia quella di ordinare acqua naturale e di posare una forchetta in terra, non di farla cadere, per vedere se lo staff se ne accorge. Ogni dettaglio conta. Per Angela Hartnett, celebre chef britannica – di origini italiane – la passione che uno chef mette nelle sue creazioni si manifesta dappertutto nel suo ristorante, dal modo in cui i tovaglioli sono piegati al font e al tipo di carta usata nel menu. Non si tratta solo di scegliere i migliori ingredienti o quelli più freschi e genuini: ottenere una stella Michelin è frutto di passione, sforzi, ricerca, impegno, creatività, dedizione e, soprattutto, talento.

Matteo Metullio simboleggia tutto questo e molto altro. Chef al ristorante La Siriola dal 2013, Matteo è stato il più giovane chef stellato in Italia, ottenendo la prima stella quello stesso anno, mentre la seconda gli è stata conferita lo scorso novembre.

Originario di Trieste, dove è nato nel 1989, Matteo è un fervente sostenitore del Chilometro Vero – un termine coniato da lui stesso – dove sostiene l’importanza della varietà di cibi offerti in un ristorante. “Perché dovremmo rinunciare alle prelibatezze che tutto il mondo ci invidia, e a quelle di altri paesi, solo perché provengono da lontano? “ Questo concetto ha fatto scalpore ed è in piena opposizione all’idea di Chilometro Zero, dove si prediligono prodotti coltivati o provenienti da zone limitrofe. “Un’utopia”, secondo Matteo. Ed ecco che nel menu del suo ristorante troviamo prelibatezze quali i pistacchi di Bronte, i peperoni Piquillo dalla Spagna o la carne Wagyu dal Giappone, nota per la sua qualità sopraffina.

Forse le tradizioni culinarie italiane sono troppo ricche e varie per potersi accontentare di quello che offre una sola regione; lo stesso dicasi per le specialità di altri paesi. Viviamo in una società che si evolve costantemente, quindi adattarsi a nuovi sapori e culture non può che arricchire le nostre papille gustative e cullarci verso un’esperienza culinaria a tutto tondo, dove l’eccellenza trionfa.

Cosa riserva il futuro per Matteo? Cosa cambierà ora che il suo ristorante ha non una, bensì due delle tanto ambite stelle Michelin? Insieme al suo staff, proverà ad arricchire i piatti che sono già stati approvati ampiamente a La Siriola, forse cercando un nuovo tipo di pasta, di sugo o una spezia accattivante. Insieme al suo staff, si lancerà anche in nuove sperimentazioni, con un occhio verso le tradizioni dell’Alto Adige, ma anche all’unicità, alla raffinatezza e allo stile, tipici del Ciasa Salares. 

 

 

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