Gli slittini: una storia dall’Alto Adige
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Gli slittini: una storia dall’Alto Adige

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Otto Bachmann. Quante volte avete letto questo nome su striscioni e volantini durante le gare di slittino?

Già campione del mondo, i suoi slittini sono una festa per gli occhi e si guidano che è un piacere. 

 

Otto vive a Prato alla Drava, nei pressi di San Candido, dove tutto ebbe inizio. Ancora un bambino, mentre partecipava a una gara di slittino, Otto fu notato dall’Associazione Slittino locale ed entrò a  farne parte, prima nella sezione juniores, poi in quella adulti.

Allora gli slittini erano costruiti principalmente in Austria, ma Otto aveva già le idee chiare: voleva costruirne lui stesso, cosa che comincio a fare all’età di 25 anni. Utilizzò inizialmente la stalla in disuso, accanto alla casa dei genitori, fino a che un incendio non la distrusse nel 1998, alla quale subentrò una nuova casa con annesso studio e laboratorio nel 2000. Gli slittini vengono costruiti tutto l’anno, ma sono in vendita solo per due mesi.

Ai suoi esordi come costruttore, il 90% di campioni di slittino usavano i tradizionali slittini gialli Bachmann, modelli che sembravano durare “una vita”, al punto da far preoccupare i suoi vicini, che gli chiedevano se avesse abbastanza lavoro!

Rigore, precisione e un’estrema attenzione per dettagli sono il credo di Otto: la sua mente era così concentrata quando iniziò che, tornato alle gare dopo un anno dedicato alla produzione, fu così distratto dalla richieste degli altri atleti che, a 29 anni, decise di ritirarsi per dedicarsi esclusivamente al lavoro, dopo il campionato del mondo.

La poca neve caduta negli anni scorsi ha inciso sulla vendita di slittini – in media 4.000 all’anno – ma Otto non sembra darci troppo peso. Si preoccupa più che altro del fatto che la Federazione Italiana Sport Invernali abbia trasformato questo sport in quello che lui definisce “Formula 1”: gli slittini devono essere sempre più veloci e le lamine estremamente affilate, facendoli diventare quasi opere d’arte. I costi sono proibitivi per le Associazioni Sportive, a tal punto che si potrebbe dire che sia diventat uno sport d’élite. 

Nonostante tutto, la luce che brillava negli occhi di Otto da bambino, che lo fece innamorare di questa pratica sportiva, splende ancora, e la sua passione e interesse per questo sport rimarranno vivi per molto tempo.

 

 

 

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