Ötzi. La mummia che aiuta la ricerca.
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Ötzi. La mummia che aiuta la ricerca.

 

 

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46 anni, alto un metro e sessanta, peso 50 kg., occhi e capelli marroni, sessantun tatuaggi, nato nel 3350 a.C.?! Chi altro può essere se non Ötzi, la mummia più famosa delle Alpi? Si parla di mummie e pensiamo subito all’Egitto, sarcofagi e avventure di archeologi sul Nilo. A quanto pare, però, la pratica di conservare cadaveri tramite la mummificazione era molto diffusa, di certo più di quanto non si possa pensare, sebbene Ötzi sia un caso a parte, addirittura unico. Non esista altra mummia delle Alpi che si sia conservata in condizioni così buone. Questa mummia, conosciuta con il nome di The Iceman, fu scoperta in Val Senales nel 1991 ed è conservata al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano. 

 

Un professore in particolare passa gran parte del suo tempo ad analizzare mummie: Albert Zinc. Niente di macabro, questo studioso erudito si diverte a collezionare ossa antiche e ad analizzarle. È il direttore dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman di Bolzano. Non stupiamoci: gli studi di Albert Zink hanno aiutato la ricerca, in particolar modo la genetica.

Credereste che studiando mummie così antiche siamo in grado di capire buona parte della genetica moderna? Ebbene, è davvero così. Oltre a mappare il genoma di questo uomo del Neolitico, quindi valutando il bagaglio genetico disponibile a quel tempo, i ricercatori sono stati in grado di studiare parti dello stomaco di Ötzi, rilevando di alimenti di cui si nutriva, che cosa mangio\ prima di morire, che era intollerante al lattosio e che nel suo corpo viveva un batterio che si trova in tutti noi quest’oggi.

Quindi le intolleranze esistevano già allora? Beh, non proprio. Si sente molto parlare del fatto che la società moderna e l’inquinamento ci hanno portato ad alti livelli di intolleranza alimentare e allergie. Nel caso del lattosio, comunque, non si usava dare latte o latticini di vario tipo a nessun adulto oltre il periodo dello svezzamento. I latticini non venivano semplicemente presi in considerazione dagli adulti: nel corso dei secoli, queste abitudini sono cambiate,  e anche i nostri corpi e i nostri geni si sono modificati: si deve quindi ricondurre tutto alle modificazioni genetiche – che in questo caso sono avvenute in maniera del tutto naturale.

Tornando a Ötzi, cercare di non danneggiare la mummia durante queste investigazioni non è stato facile, ma di certo ha assunto un ruolo fondamentale. Pensate che per analizzare le il suo stomaco, le operazioni sono state programmate con un anno di anticipo, per non recare inutili danni. La mummia è ora conservata in una cella con una temperatura e umidità costanti. Essendo rimasto in un ghiacciaio per così tanti millenni, Ötzi è pieno di acqua: quest’acqua dev’essere reintegrata ogni mesi per mantenere il giusto livello di idratazione.

Da questi studi è emerso che Ötzi era un uomo dell’Alto Adige, nato nella Valle Isarco, vissuto in Val Venosta. Che avrebbe mai detto che una mummia sarebbe potuta essere così utile? E che avremmo imparato così tanto nell’analizzarla? Beh, bisogna sempre avere gli occhi aperti e essere pronti a nuove avventure. L’Alto Adige vi sta aspettando. 

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