Emilio Comici, l’Angelo delle Dolomiti
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Emilio Comici, l’Angelo delle Dolomiti

Emilio-Comici173È ora di prendere in considerazione alcune figure mitiche nella storia delle Dolomiti.

Anche se non siete arrampicatori, e magari avete paura del vuoto, acquisire qualche nozione sul passato della regione che state visitando – o intendete visitare – è di certo molto arricchente.

Emilio Comici ha rivestito un ruolo di grande importanza nella storia dell’alpinismo. Potete vedere suoi video mentre danza da una roccia all’altra, con uno stile che definiremmo quasi comico oggigiorno, e vi potrete chiedere che cosa possa aver reso famoso quest’uomo dall’apparenza bizzarro. Comici ha scritto capitoli importanti nella storia dell’arte dell’arrampicata, in particolar modo per quanto riguarda lo stile. Sappiamo tutti che, nella vita, le cose si possono fare in due modi: alla bell’e meglio oppure con stile. Vediamo molte persone che si arrabattano cercando di raggiungere la vetta di una montagna, utilizzando tutti i mezzi possibili. Niente potrebbe allontanarsi di più dal credo di Emilio Comici.

Nato nel 1901 a Trieste, sulla costa Adriatica, Emilio era alto e dal fisico atletico. Inizialmente si dedicò al balletto, ma a 24 anni scoprì le montagne; un interesse che divenne in breve tempo una vera e propria passione. Aprì la prima via di sesto grado in Italia nel 1929, e nel maggio del 1931 compì la prima salita della parete nord del Civetta, una linea austera e pericolosa di 1200 m.

Nel 1933, assieme ai fratelli Dimai, forti scalatori dell’epoca, fece parte della cerchia dei famosi con un’impressionante prima salita della parte nord della Cima Grande di Lavaredo, parte delle famose Tre Cime. Una linea temuta ancora oggi, che mostrava quanto Comici tenesse all’estetismo e all’etica. La linea fu ripetuta da lui in solitaria, in tre ore e mezza, nel 1937.

Che cosa rende questo personaggio così innovativo e speciale, al punto che nemmeno i suoi contemporanei si erano resi conto della sua importanza?

Comici era un fervido sostenitore dell’alpinismo by fair means, e arrampicare significava per lui seguire una linea estetica, che si sarebbe dovuta estendere lungo la parete come “se una goccia d’acqua fosse caduta dalla cima”.

Emilio fu anche il primo a lanciare l’idea dei concatenamenti, ossia unire due o più cime, scalate nell’arco di uno o più giorni. Sentiamo molto parlare di exploit di questo tipo oggi, ma con i materiali dell’epoca si trattava di vere imprese. Non esistevano imbraghi, scarpette d’arrampicata, tantomeno abbigliamento tecnico: si scalava con scarponi pesanti e solo una corda attorno alla vita, dove una caduta avrebbe potuto significare la morte. Emilio non si faceva assicurare molto e utilizzava poco le staffe per scalare in artificiale, sviluppando l’arrampicata moderna anche praticando cadute intenzionali. Questo andava contro tutti i principi del periodo, dove le cadute erano evitate a tutti i costi.

Che insegnamenti possiamo trarre da una figura come la sua? Perché dovremmo interessarci a Emilio Comici? Emilio aveva trascorso la sua “vita montana” in Dolomiti, un terreno di gioco molto difficile, per via della roccia friabile e instabile e le frequenti prese piccole. Avrete certamente sentito parlare delle Tre Cime di Lavaredo, il Civetta, e forse anche il Campanile Basso. Pensate a lui la prossima volta che visiterete queste zone.

Emilio perì tragicamente a 39 anni, a causa di un banale errore mentre scalava. La sua morte prematura gli conferì un’aura di mistero e rispetto. A tutt’oggi, i suoi insegnamenti sono ancora rispettati, la sua eleganza è ancora fra di noi, e questa meteora di forza, armonia e stile non verrà dimenticata. 

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