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Ötzi. La mummia che aiuta la ricerca.

 

 

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46 anni, alto un metro e sessanta, peso 50 kg., occhi e capelli marroni, sessantun tatuaggi, nato nel 3350 a.C.?! Chi altro può essere se non Ötzi, la mummia più famosa delle Alpi? Si parla di mummie e pensiamo subito all’Egitto, sarcofagi e avventure di archeologi sul Nilo. A quanto pare, però, la pratica di conservare cadaveri tramite la mummificazione era molto diffusa, di certo più di quanto non si possa pensare, sebbene Ötzi sia un caso a parte, addirittura unico. Non esista altra mummia delle Alpi che si sia conservata in condizioni così buone. Questa mummia, conosciuta con il nome di The Iceman, fu scoperta in Val Senales nel 1991 ed è conservata al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano. 

Reinhold Messner, come lo conoscono in pochi

 

Reinhold Messner 3Reinhold Messner è l’uomo degli 8000, il primo a scalare tutti i quattordici Ottomila del pianeta. Un alpinista d’eccezione, scrittore e politico. Ma non siamo qui per illustrare le sue molte imprese nell’aria sottile. Vogliamo invece esplorare il suo ruolo di “contadino di montagna”.

L’architettura e le sue origini in Alto Adige

masoL’architettura riveste un ruolo importante in Alto Adige: gli edifici in città come Bolzano, ad esempio, mostrano influenze che vanno fino al Rinascimento. Ma non solo: la natura fa da padrona quando si tratta di costruire una casa o un tipico maso. Ma fino a che punto? Scopriamolo.

Il bosco delle armonie

liutai-lavorazione-legno-alta-badiaLa musica colora la nostra vita e caratterizza i nostri destini. Amiamo tutti ballare, cantare, divertirci a suon di musica, a non potremmo concepire una vita senza di essa. Abbiamo tutti i nostri gusti, da chi ama il boogie-woogie, batte il ritmo della musica house o dance, oppure si addormenta ascoltando melodie incantate che il nostro amato o amata ci hanno dedicato. 

Anche i palazzi hanno un’anima – l’architettura in Alto Adige

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Werner Tscholl

Osservando l’architettura di un paese si possono capire molte cose della società che rappresenta.  Firenze ha i suoi palazzi, Venezia le meravigliose case sull’acqua, Roma è un trionfo di antichità unite a costruzioni moderne, e anche l’Alto Adige ha da dire la sua, con architetti molto talentuosi, intelligenti e con un approccio moderno. 

Il pop Ladino

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Tutti sappiamo cos’è il latino. La lingua di Giulio Cesare e Augusto, usata dai poeti Ovidio e Orazio – ma anche fino al Rinascimento e ben oltre – che offre una base insuperabile per chiunque voglia imparare le lingue straniere.

“Ladino”, invece, pone qualche interrogativo sui volti dei più. È la lingua originaria dei popoli dell’Alto Adige. 

Riconosciuta ufficialmente nel 1951, garantendo alla provincia autonoma di Bolzano tre lingue ufficiali: l’italiano, il tedesco e il ladino. 69,9% della popolazione dell’Alto Adige parla il tedesco, 26,6% l’italiano e il 4,53% il ladino. Nell’arco Dolomitico, 38.000 persone parlano il ladino. Numeri esigui? Certo, ma questo non vuol dire che il ladino sia una lingua dimenticata. Tutt’altro.

Emilio Comici, l’Angelo delle Dolomiti

Emilio-Comici173È ora di prendere in considerazione alcune figure mitiche nella storia delle Dolomiti.

Anche se non siete arrampicatori, e magari avete paura del vuoto, acquisire qualche nozione sul passato della regione che state visitando – o intendete visitare – è di certo molto arricchente.

Emilio Comici ha rivestito un ruolo di grande importanza nella storia dell’alpinismo. Potete vedere suoi video mentre danza da una roccia all’altra, con uno stile che definiremmo quasi comico oggigiorno, e vi potrete chiedere che cosa possa aver reso famoso quest’uomo dall’apparenza bizzarro. Comici ha scritto capitoli importanti nella storia dell’arte dell’arrampicata, in particolar modo per quanto riguarda lo stile. Sappiamo tutti che, nella vita, le cose si possono fare in due modi: alla bell’e meglio oppure con stile. Vediamo molte persone che si arrabattano cercando di raggiungere la vetta di una montagna, utilizzando tutti i mezzi possibili. Niente potrebbe allontanarsi di più dal credo di Emilio Comici.

Il Carnevale in Alto Adige

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Una festa cattolica nata per celebrare lo stare insieme, la gioia, l’umorismo, ma anche per ricordare un mondo pieno di misteri, antichi riti e vecchie tradizioni, maschere elaborate e costumi di gran classe. Il carnevale era presente già nei Saturnali romani, ma anche nell' antico Egitto e in Babilonia. Nella sua versione attuale, il Carnevale e le sue tradizioni nacquero nel Medioevo e furono sempre associati alla Quaresima.
Molte città e paesi d’Italia organizzano sfilate ed eventi di vario tipo, e l’Alto Adige non è da meno: elaborati carri allegorici, spettacoli teatrali, maschere in legno e vecchi costumi. Tutto questo – e molto altro – allietano questa festa cattolica che celebra l’allegria, il cui spirito è rimasto immutato nei secoli. 

Uomini in grembiule

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É forse il souvenir più amato dai turisti. Ma è anche un compagno di lavoro e di vita inseparabile per molti altoatesini. C’è anche chi dice che il germe, abbinato ai capi giusti, sia diventato un accessorio chic.

Non per moda, ma per comodità: senza quella particolare sopravveste, che arriva fino giù alle ginocchia, si sentono vestiti a metà . Sono contadini, viticoltori, lavoratori o pensionati intenti a fare bricolage. Prevalentemente uomini, ma anche molte donne. Diventato con gli anni un capo unisex, il tradizionale accessorio si è trasformato in una mise insostituibile, di sapore vagamente retrò. Di cosa stiamo parlando?

Dell’inconfondibile grembiule blu, il distintivo del lavoratore sudtirolese. Che sempre più turisti di città apprezzano.

Dicono che quel colore vistoso ravvivi la vita quotidiana. Un’esplosione di blu, può essere. Il grembiule tirolese, che in ladino si chiama “gurmel” e in tedesco “Schürze”, si mette innanzitutto perché estremamente pratico. Da oltre cent’anni nella terra di Luis Trenker non viene mescolato calcestruzzo, coltivato campo, tagliata legna e innaffiata pianta senza il grembiule blu indosso. Tutti quelli che vogliono seriamente combinare qualcosa, e finire la giornata senza macchie, ne hanno almeno un paio in armadio. Il frutticoltore Riegler della Bassa Atesina ne possiede più di venti. “Gli usi sono molteplici” racconta il quarantenne. 

Gli gnomi e il calzolaio di Marebbe

gli gnomiLa giornata era ormai giunta al tramonto, con gli ultimi raggi che si adagiavano sulle guglie della Val Badia. Il povero Toni si stava attardando per preparare sul suo tavolo tutto l’occorrente per confezionare un nuovo paio di scarpe. Finita questa operazione, si levò molto stanco dallo sgabello, chiuse l’uscio e si avviò verso casa. Il mattino seguente, con grande sorpresa, nell’aprire la porta della bottega notò che il paio di scarpe erano già pronte. Il pensiero di una tale stranezza lo accompagnò per tutta la mattinata e, una volta a casa, ne parlò con la moglie.

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